Senza Olio di Palma: il consumatore e le scelte strategiche aziendali

No, non parlerò delle implicazioni etiche e ambientali dell’utilizzo dell’olio di palma e della sua ricaduta (nociva?) sulla nostra salute.

Quello che voglio sottolineare in questo breve articolo è:

  • l’importanza della responsabilità civile del consumatore;
  • la sua capacità di modificare ampiamente le scelte strategiche delle multinazionali.

Faccio prima un brevissimo resoconto dei fatti principali.

  1. Nel lontano 2008 grazie ad un video di Greenpeace che chiede alla nota azienda di cosmetica Dove di eliminare l’olio di palma dai propri prodotti.
  2. Greenpeace viene presto seguita dal WWF e da innumerevoli altre realtà non profit che denunciano l’altissimo tasso di distruzione delle foreste tropicali per favorire la monocoltura di palme da olio.
  3. A inizio 2016, il direttore de “Il Fatto Alimentare” Roberto La Pira con il contributo di Dario Dongo lanciano una petizione su change.org dal titolo “Stop all’invasione dell’olio di palma” con le seguenti motivazioni:

Il Fatto Alimentare dice “no” all’olio di palma per motivi etici, ambientali e di salute e invita le aziende a sostituirlo con altri oli vegetali non idrogenati o burro.

1) La produzione di palma è correlata alla rapina delle terre e alla deportazione di milioni di famiglie africane e asiatiche (land grabbing). È inoltre causa primaria della deforestazione di aree boschive (prima causa di emissioni di CO2 nel Sud-Est asiatico) e della devastazione degli “habitat” naturali per lasciare spazio alle monocolture come quelle della palma da olio. Queste operazioni comportano […] la riduzione della biodiversità. […]

2) L’olio di palma viene utilizzato dalla maggior parte delle aziende alimentari perché costa poco e si presta a molti utilizzi. Secondo i nutrizionisti l’assunzione giornaliera di dosi elevate di questo ingrediente può risultare dannosa per la salute a causa della presenza dei grassi saturi. […]

Chiediamo ai supermercati di escludere dalle forniture dei prodotti con il loro marchio (private label) l’olio di palma.

Chiediamo alle industrie agroalimentari di impegnarsi a riformulare i prodotti senza l’utilizzo di olio di palma, affinché il cibo “made in Italy” possa davvero distinguersi come buono e giusto.

La petizione oltrepassa velocemente, grazie in particolare alla diffusione tramite i social network, il numero di 177.000 firme che consentono a Il Fatto Alimentare di condividere la petizione sull’olio di palma con le maggiori multinazionali e con gli organi di governo che sovrintendono alla salute pubblica e all’agricoltura.

Il tam tam che si scatena sul web è inarrestabile.

Nel giugno 2016 il ministro francese dell’Ecologia rincara la dose e invita i concittadini a non consumare la crema spalmabile della Ferrero perché la sua produzione comporta “danni notevoli” e “deforestazione massiccia che come conseguenza ha anche il riscaldamento climatico”.

Per la ministra socialista, sempre a caccia di tematiche originali per conquistare visibilità in vista della conferenza internazionale sul clima (Cop21) di dicembre a Parigi, il ragionamento è ben semplice:

Bisogna ripiantare massicciamente gli alberi perché c’è stata una deforestazione massiccia che come conseguenza ha anche il riscaldamento climatico.

Ultimo evento importante in ordine cronologico è lo spot di Ferrero, che scende in campo per difendere l’ingrediente più importante (in termini percentuali) del prodotto più venduto, la Nutella. >link<
Spot che non fa altro che riportare l’attenzione sul tema e sulle sue implicazioni etiche e ambientali.

Prodotti senza olio di palma

A oggi non si contano più le aziende che hanno scelto, per necessità di marketing o per valori propri, di eliminare l’olio di palma dalla propria produzione. Ma la cosa più interessante è come la dicitura “senza olio di palma” sia diventata sempre più presente e importante nei packaging dei prodotti alimentari.

Questi sono solo alcuni esempi. Gli aspetti davvero interessanti sono l’utilità del web 3.0 e la maggiore consapevolezza e responsabilità dei consumatori. Solo 5 anni fa sarebbe stato impensabile. È così che l’importanza delle azioni quotidiane, le scelte d’acquisto che ogni giorno facciamo al mercato o supermercato, posso influenzare:

  • il mondo;
  • l’ambiente in cui viviamo;
  • la nostra scala di valori;
  • il modo in cui le multinazionali pensano e progettano i loro prodotti;
  • l’impatto che questi hanno sul pianeta Terra in termini di sostenibilità ambientale o sociale.